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Our Mission

Right to Enter is a grassroots campaign defending the rights of access, movement and residency in the Israeli-occupied Palestinian territory.

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Campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei Territori Occupati Palestinesi

La Knesset estende per un altro anno la validit della Legge razzista sulle
procedure di ingresso

Amnesty International:Israele / Territori palestinesi occupati
 Contatti Campagna:
Tel + 972 (0)598 17 39 53
Fax +972 2 2985 4903
righttoenter@gmail.com

DOSSIER E BACKGROUND INFORMATION

FAQs

Ultimi Sviluppi

Care tutte e tutti,

 Luisa Morgantini
Uff. + 39 06 69 95 02 17
Fax + 39 06 69 95 02 00
Cell. + 39 348 39 21 465
lmorgantini@europarl.eu.int
http://www.luisamorgantini.net/

di seguito vi mando un breve dossier sulla importantissima quanto urgente campagna lanciata in Palestina dal network di ONG palestinesi PNGO in collaborazione con l‘IPCRI - Centro Israelo Palestinese per la ricerca e l‘informazione, relativa alla politica israeliana di diniego dei visti di entrata di palestinesi con passaporti stranieri, stranieri di origini palestinesi, stranieri coniugati con palestinesi, stranieri cooperante, studenti, imprenditori, lavoratori, che negli ultimi tempi ha subito una brusca crescita.

La Campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei Territori Occupati Palestinesi stata lanciata a Settembre a Gerusalemme e credo sia urgente una nostra azione di sostegno.

Il 19 ottobre la Campagna attraverso un comunicato stampa ha annunciato un primo importante passo fatto. Il Dipartimento di Stato USA ha infatti formalmente presentato una protesta presso la ambasciata israeliana di Washington relativa alle restrizioni di accesso operate sui cittadini statunitensi (Numerosi i casi di cittadini USA di origine palestinese) che vogliono entrare nei territori palestinesi. E‘ ora che gli stati membri dell‘Unione Europea, tra cui l‘Italia facciano altrimenti.

Lunedì 23 Ottobre stata inoltre lanciata la Commissione Israeliana per i Diritti dei Residenti (ICRR) proprio per seguire pi specificatamente la questione dei ricongiungimenti familiari.

Di seguito troverete un dossier in italiano, e anche una lettera tipo da spedire al nostro governo, così come una di protesta in inglese da spedire al governo israeliano.

Intanto sto cercando di fare una lista dei cooperanti italiani espulsi grazie alla collaborazione di Giulia Franchi e delle ONG italiane presenti in Palestina, per vedere di fare pressioni qui al Parlamento Europeo, gi� che molti dei cooperanti espulsi seguono progetti finanziati proprio dalla UE , sarebbe indispensabile fare pressioni anche sul governo italiano e sulle Ong perch� si mobilitino nei loro stessi interessi.

Venerdì 27 ottobre sono in partenza per la Palestina ed Israele , sono riuscita ad organizzare una delegazione di 14 europarlamentari di tutti i gruppi politici , tra i numerosi incontri che faremo ci sar� anche l‘incontro con i rappresentanti della Campagna.

La Campagna sta inoltre raccogliendo i casi di diniego di entrata ed � possibile scaricare il formulario (dal sito sotto indicato) da riempire ed inviare via fax o via email nel caso si sia a conoscenza di tali casi. Il numero di fax � lo 00 972 2 295 4903, l ‘indirizzo email info@righttoenter.ps

Per chi volesse ulteriori informazioni può consultare il sito della Campagna www.righttoenter.ps

Il formulario ve lo allego anche nella mail.

Vi pregherei di comunicarci mettendo in copia alla vostra mail il nostro indirizzo quando mandiate schede di raccolta dei casi di diniego.

Un abbraccio,

Luisa Morgantini


DOSSIER E BACKGROUND INFORMATION

CAMPAGNA PER IL DIRITTO DI INGRESSO E RIENTRO NEI TERRITORI OCCUPATI PALESTINESI (Campaign for the Right of Entry/Re-Entry to the Occupied Palestinian Territory)


Recentemente ad un numero sempre maggiore di stranieri, di stranieri di origine palestinese e palestinesi in possesso di passaporti stranieri � stato negato l‘acceso di entrata ai territori palestinesi nei confini di accessop obbligato israeliani. Tra loro cooperanti internazionali, uomini d‘affari, coniugi e figli di palestinesi residenti nei territori occupati della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est.

Il Network di ONG palestinesi PNGO insieme all‘IPCRI- Centro Israelo Palestinese per la ricerca e l‘informazione -hanno quindi deciso di lanciare una Campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei territori occupati palestinesi. (Campaign for the Right of Entry/Re-Entry to the Occupied Palestinian Territory ).

Il 6 Settembre l‘IPCRI e il PNGO hanno lanciato un appello per la fine immediata della politica discriminatoria israeliana congela-visti lanciando la campagna alla presenza di 70 giornalisti, attivisti e membri dei corpi diplomatici presenti in Israele e Palestina. Sono stati invitati anche i funzionari di governo israeliani per un confronto ma nessuno si � presentato. Lo scopo della conferenza stampa era quello di far impegnare i funzionari israeliani sulla questione alla presenza di rappresentanti stranieri. Un portavoce del consolato USA ha enfatizzato che il consolato era al corrente della politica di congelamento dei visti di entrata e che la questione era stata sollevata ai massimi livelli.

Questa politica nega l�ingresso a nazionalit� straniere (inclusi palestinesi con passaporti stranieri o stranieri di origine palestinese) che vogliono stare nei territori. Gli israeliani si avvalgono del pretesto in base al quale gli stranieri sarebbero obbligati ad acquistare un permesso per visitatori previamente, ma molto raramente questi permessi sono stati rilasciati. E‘ diventato difficile entrare in Palestina anche per coloro che vi vogliono stare per pochissimo tempo.

Molte persone con passaporti stranieri sono stati tagliati fuori dalle proprie famiglie, amici, propriet� e lavoro. I pi� duramente colpiti sono le nazionalit� straniere sposate a coloro in possesso di una carta d�identit� palestinese, che devono attenersi a un visto turistico di 3 mesi per legalizzare la loro permanenza, perch� Israele non rilascia residenze permanenti a coloro che desiderano vivere nella Cisgiordania o a Gaza.

Sin dall‘inizio della seconda Intifada, nel settembre del 2000, Israele ha smesso di accettare richieste palestinesi per la ricongiunzione familiare in Cisgiordania e Gaza come metodo di controllo della demografia palestinese. Secondo B�Tselem, Israele ha praticato questa metodologia di controllo a fasi alterne dal 1967 e ora ha un sovraccarico pari ad almeno 120.000 richieste che si rifiuta di prendere in esame. Israele, e non l�Autorit� Palestinese, � ed � sempre stata in controllo del registro della popolazione palestinese.

La rappresentante della Campagna Anita Abdullah ha parlato della natura politica del metodo del congelamento e del bisogno di trovare una soluzione politica che combatta la metodologia in s�, non solo casi individuali di discriminazione.

Antigona Shkar di B‘Tselem ha presentato testimonianze video di un rapporto fatto insieme a HaMoked, pubblicato ad agosto, intitolato �Il Limbo perpetuo: Israele congela i ricongiungimenti familiari palestinesi nei territori occupati�

La politica di congelamento dei visti di entrata di Israele

Il prominente commerciante palestinese Zahi Khouri ( Presidente della National Beverage Company) ha parlato delle ramificazioni della politica di congelamenti sulle comunit� imprenditrici palestinesi e ha fatto un appello alle missioni estere presenti in Israele affinch� pongano fine a questa politica di chiusura.

Il rappresentante della Campagna Basil Ayish ha chiesto un�azione mirata ai funzionari delle rappresentanze straniere così come al governo israeliano. �Chiediamo che Israele fermi immediatamente la separazione delle famiglie palestinesi; chiediamo che Israele fermi la discriminazione di coloro che vogliono entrare in Israele-Territori Occupati, e ci aspettiamo che le ambasciate proteggano e difendano i diritti dei loro cittadini a viaggiare liberamente nei porti israeliani�.

La Campagna richiede:

� la protezione del diritto dei palestinesi in possesso di una carta d‘identit� a risiedere insieme ai propri coniugi, figli, genitori, custodi che non sono in possesso di tale carta d‘identit� nei territori palestinesi occupati.
� Garantire permanentemente i diritti di "visita" ai coniugi e membri della famiglia dei palestinesi in possesso di carte d‘identit� nei territori palestinesi occupati
� Garantire i diritti di visita agli stranieri, (inclusi palestinesi con passaporti stranieri o stranieri di origine palestinese) includendo i professionisti, testimoni oculari stranieri e attivisti per la pace che solidarizzano con la popolazione palestinese, nei territori occupati senza discriminazioni contro la loro origine etnica o affiliazione religiosa
� L‘immediata cessazione delle interferenze israeliane nello sviluppo dell‘economia, educazione, e sistema sanitario palestinese, e della societ� civile attraverso il diniego da parte degli occupanti a far entrare coloro che intendono contribuire allo sviluppo palestinese.


La campagna per il diritto di ingresso e rientro nei territorioccupati palestinesi si appella alla comunit� internazionale ed a tutti i governi i cui cittadini sono vittime della attuale politica israeliana di diniego dell‘entrata nei territori occupati palestinesi di assumersi le proprie responsabilit�, specialmente coloro sotto la Quarta Convenzione di Ginevra in quanto � pertinente alla "protezione di una popolazione occupata" sotto regolamentazione militare e:

� Chiede che Israele cessi immediatamente di separare le famiglie palestinesi
� Chiede che Israele smetta le discriminazioni contro coloro che vogliono entrare in Palestina/Israele
� Chiede che Israele smetta di creare profondi disagi alla capacit� della popolazione palestinese di mantenere e sviluppare le propria societ� proibendo l‘accesso alle necessarie risorse umane - siano esse madri, padri, investitori, educatori, professionisti medici o altri.
� Chiede che vengano subito ripresi i procedimenti israeliani per l‘esame delle domande di richiesta di residenza per le famiglie palestinesi.

L‘appello lanciato sottolinea inoltre come questa politica, non dichiarata, messa in atto dal governo israeliano, costituisce l‘ennesima azione unilaterale del governo israeliano che violando il diritto umanitario e la legalit� internazionale minaccia qualsiasi processo di pace oltre che la stabilit� e prosperit� dell‘intera regione.
La drammatica ironia di questa politica sta proprio nel fatto che la politica israeliana nega l‘accesso dei palestinesi alle loro strutture familiari e risorse umane, mentre la comunit� internazionale, Israele inclusa, richiede ai palestinesi di creare una societ� pi� democratica, moderna, trasparente, affidabile e produttiva nella regione.

Ad oggi Israele considera pi� di 60.000 residenti palestinesi nei territori occupati residenti illegali secondo quanto riportato dal Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC). Molte di queste persone sono detenute e deportate se colte nei checkpoint israeliani.

Nei passati mesi Israele ha, senza preavviso, negato il rientro di persone che hanno risieduto per anni legalmente nei territori occupati palestinesi soli o con i loro coniugi e bambini sulla base di visti turistici o di altro tipo che erano stati rinnovati a intervalli frequenti con la partenza e il rientro nel paese, come richiesto da Israele. Queste persone sono ora bloccate in Giordania o tornate nei paesi di cittadinanza, separati dalle loro famiglie, lavoro e propriet�. Altri sono preoccupati di partire per paura di dover affrontare la stessa sorte.

I rappresentanti dei servizi consolari dei paesi, i cui cittadini sono stati arbitrariamente e selettivamente mandati indietro con un diniego di ingresso, nonostante la comprensione, sembrano non volenterosi o impossibilitati a confrontarsi e cambiare questa politica.

Contrariamente a una Trattato d‘Amicizia, Commercio e Navigazione del 1954 tra Israele e gli USA per permettere ai cittadini di entrambe le parti di entrare nei rispettivi territori, di viaggiare liberamente, di risiedere nei luoghi da loro scelti ecc. Israele, mira gli americani di origine palestinese, riservando loro un trattamento speciale e rendendo ristrette le loro possibilit� di viaggio nei e dentro i territori israeliani e occupati. �I cittadini Americani di origine palestinese possono essere considerati dalle autorit� israeliane come residenti della Cisgiordania o di Gaza, specialmente se gli � stata rilasciata una carta di identit� palestinese o se, come minori, sono stati registrati in entrambe le carte d�identit� palestinesi dei genitori�. "A queste persone � richiesto di ottenere un passaporto palestinese valido prima che gli sia permessa l�entrata�. (US Consular Information Sheet)

A migliaia di cittadini giordani sono stati negati sistematicamente i visti d‘ingresso dall�anno 2000 da parte dell�ambasciata israeliana per poter visitare i territori occupati, mentre i turisti israeliani continuano ad avere garantito il visto turistico per la Giordania.

Israele ha sospeso le procedure di ricongiunzione familiare per i palestinesi residenti nei territori occupati palestinesi sposati con cittadini di altri paesi poco dopo lo scoppio della seconda Intifada verso la fine del 2000. Le procedure sono state ristrette e intermittenti. Come citato sopra, ci sono, ad oggi, oltre 60.000 richieste formali di ricongiungimento familiare nella �lista di attesa� ufficiale del Ministero degli Affari Civili palestinese.

I ministri e funzionari israeliani dietro le politiche di restringimento del numero di palestinesi nei territori occupati palestinesi usano frequentemente la �sicurezza� come alibi per le politiche e leggi che negano il ricongiungimento familiare. In realt�, cercano di ridurre quello che percepiscono come �minaccia demografica� nei territori occupati inclusa Gerusalemme Est..

Una legge israeliana dichiarata nel 1983 sul ricongiungimento familiare cita: �per ridurre, il pi� possibile, l‘approvazione delle richieste di ricongiungimento familiare �perch� sono� motivo di immigrazione nell�area� (As cited by B‘Tselem, and Israeli Human Rights NGO)

Una recente legge israeliana (Luglio 2003) nega la cittadinanza, la residenza permanente, e/o lo status di residente temporaneo in Israele e Gerusalemme Est ai coniugi di israeliani dei territori palestinesi e ai loro figli se sono nati nei territori occupati. La legge, chiamata Nationality and Entry into Israel Law, riguarda decine di migliaia di palestinesi in Israele e nei territori occupati.

Nel 1995, il Ministro degli Interni israeliano ha cambiato la sua interpretazione della Legge di ritorno riguardante i diritti di un �nuovo immigrato� israeliano, che si applica anche al coniuge di un ebreo, ai figli e nipoti di un ebreo (section 4A of the Law of Return), in modo tale che non sia pi� applicabile ai coniugi non ebrei di cittadini israeliani. (Adalah).

In accordo con quanto sostenuto dalla Campagna Israele sta implementando la politica di diniego di ingresso e rientro ad agli stranieri (inclusi palestinesi con passaporti stranieri o stranieri con origini palestinesi) nei territori palestinesi per poter raggiungere i seguenti obiettivi politici: isolare i palestinesi, continuare il controllo sulla demografia a favore della popolazione ebraica e punire i palestinesi personalmente e a livello di sviluppo per via dei risultati elettorali di gennaio. Le motivazioni relative alla sicurezza utilizzati da Israele vengono considerati un comodo alibi.

In molti casi; questa politica vuol dire deportazioni. Molti di quelli a cui � stato negato il diritto di entrata sono, di fatto, residenti negli OPT (per motivi familiari o professionali). Loro hanno raggiunto questo status di residenza legalmente (in alcuni casi anche per decenni ) ripiegando su un sistema che Israele ha permesso per poter evitare di rilasciare lo status di residenza permanente o temporaneo negli OPT. Queste persone sono impossibilitate a richiedere un permesso per rientrare attraverso i consolati israeliani nei vari paesi.

Fino a giugno del 2006, questo sistema ha permesso agli stranieri nazionali di entrare con un visto turistico di tre mesi. Ci sono stati dinieghi di visto anche allora (il caso dei giordani � sempre stato specialmente severo), ma non sono state mai applicate sistematicamente come ora ai possidenti di passaporti stranieri non arabi.
Quando si avvicinava la data di scadenza del visto; questi possidenti di visto temporanei uscivano dai territori occupati per poi poter rientrare estendendolo nuovamente. Quando Israele ha iniziato ad incrementare questa politica alle frontiere (una prima fase di allerta relativa a questa politica era stata annunciata da Ma‘ariv il 22 giugno del 2006), molte delle persone che seguivano il meccanismo dell‘uscita e rientrata per prolungare il visto sono state colte alla sprovvista.

Agli stranieri a cui viene negata l‘entrata (sia che entrino per la prima volta o che rientrino) � stato comunicato che dovevano ottenere un permesso. Nonostante questo, quando contattano i consolati israeliani nei propri paesi (in Giordania, � praticamente impossibile persino entrare dentro al consolato), le persone hanno presto scoperto che non c‘era niente che poteva essere loro rilasciato. Stranieri di vari paesi a cui � stato negato l‘ingresso hanno presentato reclami ai consolati dei propri paesi in Israele, ma questi consolati, nonostante l‘impegno, non sono riusciti a fare niente.

E‘ possibile per gli stranieri che lavorano con una organizzazione internazionale registrata con il Ministero israeliano degli Affari Sociali ottenere un visto del tipo B se l‘organizzazione ne fa richiesta almeno due mesi prima. E‘ possibile per gli stranieri i cui visti non sono ancora scaduti ( chi risiede negli OPT legalmente in base a un visto) richiedere un rinnovo "fino a quattro volte"attraverso il Ministero palestinese degli affari civili (il Ministero agisce come condotto per questo tipo di richieste alle autorit� israeliane). Oltre questo, non vi � altro. Molti coniugi i cui bambini, mogli o mariti sono ora bloccati fuori dal paese hanno cercato di ottenere un permesso attraverso il Ministero palestinesi degli affari civili o l‘Ufficio distrettuale di coordinamento o Beit El senza risposta alcuna.

In termini numerici, la Campagna per il diritto all‘ingresso e al rientro nei territori occupati palestinesi ha documentato dozzine di casi, ma questa � solo la punta dell‘iceberg. Il contatto della campagna con il compito di raccolta della documentazione � Anita Abdullah. B‘Tselem stima che ci siano 16.000 stranieri che vivono con le loro famiglie "illegalmente" negli OPT, e per questo subiscono restrizioni sui loro viaggi e spostamenti.
B‘Tselem stima che sin dall‘inizio dell‘Intifadah del Settembre del 2000, le autorit� israeliane si siano rifiutate di processare 120.000 richieste di ricongiungimento familiare.

La politica di diniego dei visti � strettamente correlata ai ricongiungimenti familiari, perch� entrare e rientrare con un visto temporaneo � stato il meccanismo utilizzato dalle persone a cui era stato negato il ricongiungimento familiare imposto dalle procedure limitate e ristrette israeliane. In molti casi, il coniuge a cui � stata negata l‘entrata � di solito la prima risorsa della famiglia il cui lavoro � nei territori occupati palestinesi. Quindi il peso economico � molto grande.

Inoltre, i commercianti che hanno bisogno di risiedere in Palestina a causa del loro lavoro o delle opportunit� di investimento � stato negato l‘ingresso e la residenza richiesta.

La stessa cosa vale per gli insegnanti, ricercatori e studenti delle universit� e scuole.

In breve, i palestinesi sono stati privati di expertise straniero di qualsiasi tipo a meno che non provenga da un pacchetto di aiuti internazionale.

LETTERA TIPO DA SPEDIRE AL GOVERNO ITALIANO


Alla c.a di .......

Egregio ..........


con la presente vorremmo porre alla sua attenzione il drammatico aumento dei casi di diniego dei visti di ingresso e rientro nei territori palestinesi messa in atto dello Stato israeliano a danno degli stranieri, tra cui numerosi italiani, di stranieri di origine palestinese e di palestinesi in possesso di un passaporto straniero.

Negl‘ultimi mesi moltissimi sono stati i casi di diniego di entrata di cittadini italiani da parte di Israele, per lo pi� cooperanti e volontari delle ONG e delle realt� italiane di solidariet� e volontariato internazionale che nei territori palestinesi lavorano ed operano da moltissimi anni su progetti di cooperazione allo sviluppo finanziati dal nostro Ministero degli Affari Esteri, dai nostri Enti Locali e anche dall‘Unione Europea.

Centinaia i casi di palestinesi in possesso di passaporti stranieri o stranieri di origine palestinese, che da anni risiedono e lavorano nei territori della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est e che improvvisamente senza nessun preavviso si sono visti negare il visto di ingresso nel proprio paese. Imprenditori, insegnanti, coniugi e relativi figli forzati a vivere lontano dai propri affetti, dal proprio lavoro dalle proprie propriet�.

Una politica congela-visti di questo genere, oltre a violare la legalit� ed il diritto umanitario internazionale, minaccia qualsiasi ripresa dei processi di pace in Israele e Palestina oltre che minare la stabilit� dell‘intera regione.

Chiediamo quindi al governo italiano, di agire con urgenza su questo tema affinch� la politica di diniego di ingresso e rientro nei territori palestinesi operata arbitrariamente da Israele si fermi immediatamente contribuendo a fare un ulteriore passo verso l‘apertura di un negoziato politico di pace, per il ripristino immediato della legalit� internazionale così come del rispetto dei diritti umani basici, che l‘Italia attraverso la firma di numerosi trattati e convenzioni si � impegnata a tutelare.

Chiediamo al governo italiano di far luce sulle espulsioni arbitrarie subite dai cooperanti italiani che nei territori palestinesi lavorano con progetti di sviluppo finanziati dal MAE e dall‘UE, essendone l‘Italia uno Stato Membro.

Chiediamo inoltre al Ministero degli Affari Esteri di provvedere a raccogliere i casi di espulsione dei cittadini italiani e chiedere spiegazioni allo Stato Israeliano, perch� ad oggi non risulta nessun caso di espulsione di cittadini israeliani dalle frontiere italiane.

Chiediamo infine al governo italiano di accogliere l‘appello lanciato alla comunit� internazionale dalla rete delle ONG palestinesi PNGO e dal Centro Israelo - Palestinese per la Ricerca e l‘Informazione - IPCRI attraverso la campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei Territori Occupati Palestinesi.

Certi di una vostra azione,

Cordiali Saluti,


....................
Massimo D‘Alema - Ministro degli Affari Esteri
Fax 06 36912006
Email segreteria.massimodalema@esteri.it

Presidente del Cosiglio Romano Prodi
Fax 06 67793250
Email segreteria.presidente@governo.it

LETTERA TIPO DA SPEDIRE AL GOVERNO ISRAELIANO


To the attention of ......

Dear ........

I would like to express my profound concern and indignation for the
worrying increase in your arbitrary policy of denying entry and re-entry
into the Occupied Palestinian Territories to foreign nationals and to
Palestinians with foreign passports.

This policy cannot be a step toward any future process for peace and
stability in the region, and we urge you, as part of the International
Community, to respect the International Legislation and the International
Humanitarian Law to which Israel is a signatory but which it continues to
breach.

Yours sincerely,

���..
Ehud Olmert, Acting prime Minister
02 675 3286
026753740
eulmert@knesset.gov.il
pm_eng@pmo.gov.il
pm@gov.il
Fax 00 972 2 6705475

Israeli Minister of Foreign Affairs
www.mfa.gov.il/mfa
feedback@mfa.gov.il

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FAQs

Le risposte a queste domande frequenti sono compilate a partire da testimonianze di singole persone dal momento che le Autorit� Israeliane non rendono note e chiare le procedure ufficiali per l‘ingresso nei Territori Occupati Palestinesi. N� queste risposte n� alcuna informazione contenuta nel sito possono essere assunte come indicazioni legali. Per ulteriori chiarimenti scrivete a luisa.morgantini@europarl.europa.eu o a info@righttoenter.ps.

1) Mi � stato negato il diritto di ingresso nei Territori Occupati Palestinesi. Cosa devo fare?

    a. Riportaci la tua esperienza compilando il modulo "case document".

    b. Contatta la tua Ambasciata o il Consolato presenti nel tuo paese o nel paese verso cui sei stato espulso e chiedi che il tuo caso sia esaminato.

    c. Contatta I mezzi di comunicazione chiedendo che pubblichino il tuo caso.

2) Una volta che il diritto di ingresso mi � stato negato, devo riprovare ad entrare?
Alcune persone sono riuscite ad accedere ai Territori Occupati dopo aver tentano molte volte. Questo per� pu� essere faticoso ed anche costoso. Non abbiamo una risposta certa a questa domanda. Se ti � stato negato il visto, chiedi alla tua ambasciata di intervenire con le Autorit� israeliane per facilitare il tuo ingresso.

3) Il mio visto sta per scadere. Cosa mi conviene fare?
Se sei un cittadino palestinese con passaporto straniero, dovresti avere la possibilit� di richiedere il rinnovo del visto turistico all�ufficio del Ministero dell�Interno Israeliano a Gerusalemme, che fisser� un appuntamento per un colloquio. Se sul tuo passaporto sono presenti molti visti israeliani ma non puoi dimostrare di soggiornare in Israele e non nei Territori � probabile che il rinnovo venga respinto.

4) Sto programmando un viaggio in Palestina. Come devo prepararmi?

     a.Preparati in anticipo a vari scenari, specialmente ai peggiori, come il diniego di ingresso e l�espulsione.

    b.Preparati a fornire risposte dirette e concise alle Autorit� israeliane. Non c�� bisogno di fornire informazioni non richieste. Alcune persone hanno raccontato che all�inizio l‘interrogatorio cerca di mettere in luce i rapporti esistenti con i Territori Palestinesi Occupati. Se sei in grado di dimostrare che la tua destinazione � Gerusalemme o una citt� israeliana avrai maggiori possibilit� di essere ammesso. In ogni caso fornisci sempre informazioni corrispondenti alla realt� perch� prima o poi potrebbe esserti chiesto di provarne la veridicit�.

    c. Arrivando all�aeroporto di Tel Aviv potrebbe essere pi� facile entrare e, nel caso in cui la richiesta venisse respinta, contattare un avvocato per ritardare la deportazione ed eventualmente riuscire ad entrare in seguito.

    d. Assicurati che il tuo volo arrivi in Israele di mattina e che il primo volo di ritorno operato dalla stessa compagnia sia il pi� lontano possibile dall�ora di arrivo.

    e. Entra in contatto con un avvocato di fiducia (ad esempio Sliman Shaheen presso l‘ufficio JLAC a Gerusalemme 02-6272982, o Abdallah Hammad a Ramallah 02-2987981, 02-2959260) prima della partenza per essere certo che aspetti il tuo arrivo.

    f. Porta con te il numero di telefono dell�Ambasciata o del Consolato del tuo paese a Tel Aviv o a Gerusalemme.

    g. Decidi prima dell�arrivo quale condotta tenere in caso di tentativo di deportazione: resistere, accettare, o qualsiasi altra cosa, dipende solo da te.

    h. Esistono testimonianze di persone a cui all�aeroporto � stato vietato l‘ingresso, che hanno resistito alla deportazione e che poi dopo alcuni giorni in una struttura di detenzione sono state ammesse dietro pagamento di 50.000 shekel bond (circa 12.000$) restituiti al momento della partenza.

    i. Appunta tutto ci� che ti � successo appena ti � possibile. Ci� che ti � stato detto, chiesto e risposto, il trattamento che hai ricevuto, persone nella stessa situazione con cui hai comunicato.

Informazioni dettagliate sono presenti sul sito: www.palsolidarity.org/main/join/travel/

5) A chi possono rivolgermi per ricevere aiuto?
Alcune persone hanno cercato assistenza, generalmente molto costosa (500 - 4.000$), da avvocati o persone di loro conoscenza che hanno contati con chi rilascia i visti. Nonostante ci siano notizie di persone che in questo modo sono riuscite ad ottenere un visto, settimanale o valido tre mesi, la maggior parte di quelli che pagano per questa speranza finiscono per spendere i loro soldi inutilmente. Questa Campagna cerca di ottenere una soluzione immediata e a lungo termine contro la pratica israeliana delle deportazioni.

6) Cosa dicono i funzionari israeliani a proposito dei dinieghi di ingresso?
Gli israeliani negano che ci sia stato alcun cambiamento nella loro politica, ma solo un �giro di vite� nell�applicazione della politica stessa. La sola esistenza di una pratica di chiusura dei Territori Palestinesi Occupati dovrebbe essere abbastanza per bandire Israele. Il livello a cui questa politica viene applicata dimostra quanto Israele sia sfrontato nel realizzare una politica di esclusione etnica e religiosa contro i palestinesi.

7) Israele ha diritto di decider chi possa accedere ai Territori Palestinesi Occupati?
L‘occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gaza (Territori Palestinesi Occupati) del 1967 ha di fatto impedito i movimenti della popolazione tra i Territori e gli Stati esteri. Ogni persona che voglia raggiungere i Territori Occupati o uscire da questi deve di fatto attraversare i confini controllati dall�Autorit� Israeliana, si all�aeroporto che verso la Giordania che anche all�interno dei Territori stessi. In quanto popolazione sotto occupazione i Palestinesi dei Territori sono considerati �popolazione protetta� dalla Quarta Convenzione di Ginevra, una delle convenzioni legali che stabiliscono il comportamento dell�occupante (Israele) nei confronti dell�occupato (Palestinesi). Il diritto Internazionale non autorizza Israele ad abusare dell�esercizio del potere nei confronti del popolo palestinese. La pratica delle deportazioni sta causando danni spropositati alla popolazione civile che si trova sotto il controllo delle autorit� israeliane.

8) Qual � l�impatto sulla popolazione palestinese?
Centinaia di famiglie sono state divise, con un coniuge costretto a crearsi una residenza in un altro luogo, o traslocando tutti per rimanere insieme. Ai bambini � stato negato l�accesso agli insegnanti e all�educazione. Le attivit� commerciali danneggiate profondamente e gli investitori sono impossibilitati ad investire. Ad operatori, volontari ed artisti impegnati con organizzazioni della societ� civile, organizzazioni di aiuto, gruppi per la promozione dei diritti umani � stato impedito di raggiungere le loro organizzazioni. L�impatto della politica israeliana colpisce la Palestina a tutti i livelli.

9) Cosa dicono i Governi stranieri di questa linea politica?
Il Consolato Americano a Gerusalemme, per dirne uno, riconosce che esiste il rischio per i cittadini americani di non essere ammessi: �In alcune occasioni il Governo Israeliano ha rifiutato di rilasciare il visto a cittadini americani che avessero espresso simpatie per la causa palestinese ,tentato di mettersi in contatto con funzionari palestinesi o inteso viaggiare in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.� http://travel.state.gov/travel/cis_pa_tw/cis/cis_1064.html

Il 20 giugno 2006 il Servizio Cittadini dell�Ambasciata Americana di Tel Aviv ha pubblicato una lettera in cui riconosce l‘esistenza del problema ma non condanna la pratica di negare i visti.

E� importante che i cittadini palestinesi con passaporto straniero e gli stranieri con origini palestinesi informino le ambasciate in Israele così come l‘ambasciata Israeliana nel proprio paese per dicutere questo argomento. Vi invitiamo a condividere con noi le vostre lettere con le relative risposte, inoltrandole all�indirizzo info@righttoenter.ps o a luisa.morgantiniuroparl.europa.eu.

10) Quante persone subiscono questa politica?
Ci sono circa 120.000 domande di ricongiungimento familiare in sospeso, che Israele rifiuta di esaminare dal 2000. Inoltre � molto difficile raccogliere ulteriori dati e testimonianze delle persone che sono state deportate dato che Israele non rende noti i dati, e seguire le sorti di una famiglia arrivata a Tel Aviv per trascorrere l‘estate in Cisgiordania con i parenti ed immediatamente rimpatriata con il primo volo può richiedere un grande impegno.

11) Cosa succede quando a qualcuno viene negato il diritto di accesso?
Se vieni trattenuto � probabile che verrai messo in una cella fino a che la compagnia aerea con cui hai volato non ha un volo di ritorno disponibile. Il visto potrebbe esserti offerto pagando 15.000$ come garanzia. A tue spese dovrai poi partire con quell volo. Se ti rifiuti di ripartire e chiedi di essere portato davanti a un giudice probabilmente rimarrai in cella fino al giorno dell�udienza. Assicurati che sia il pilota dell�aereo e non gli ufficiali di sicurezza israeliani ad accertare che potrai partire con quel volo. Alcune persone che hanno deciso di protestare contro la deportazione hanno gentilmente informato il pilota che erano su quell volo contro la propria volont� e che avrebbero infastidito gli altri passeggeri se obbligati ad imbarcarsi. Se siete stati fermati ad altri punti di ingresso, le Autorit� Israeliane ti faranno ripartire con un bus per la Giordania.

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Ultimi
Sviluppi

Risposta fornita dal Ministero della Difesa Israeliano. Sezione del Coordinamento delle Attivit� governative nei Territori sulla questione del Denied entry/re-entry.

Ingresso in Cisgiordania dei �Foreign Nationals� provenienti da paesi che mantengono relazioni diplomatiche con Israele � Istruzioni

Caro Dott. Erakat,

La vorrei informare che la politica relativa all�ingresso di �foreign nationals� provenienti da paesi che mantengono relazioni diplomatiche con Israele � cambiata, e l�ingresso di questi foreign nationals in Cisgiordania � ora possibile.

Per sua informazione, trover� in allegato alcune rilevanti procedure relative a questo argomento. Continueremo a mantenerla informata a riguardo.

Cordiali saluti,

Coordinatore delle Attivit� Governative nei Territori
Maggiore Mishiev

1. Ingresso in Cisgiordania


In generale, l‘ingresso in Cisgiordania di foreign nationals provenienti da paesi che mantengono relazioni diplomatiche con Israele � possibile.

L�ingresso dei sopramenzionati foreign nationals sar� permessa attraverso il consenso dei comandanti militari, consenso sulla base del quale sar� possibile ottenere un permesso di ingresso dal Ministero degli Interni. Ai foreign nationals sar� richiesto di mantenere il formulario attestante il consenso fornito dal comandante militare nel proprio passaporto.

Coloro provenienti da paesi che non hanno accordi di visto con Israele possono entrare in Cisgiordania attraverso Israele, dopo aver ricevuto un visto dal Ministero degli Interni, attraverso l‘ambasciata/consolato del paese di origine. La richiesta deve contenere le motivazioni della visita.

Coloro provenienti da paesi che hanno accordi di visto con Israele possono entrare in Cisgiordania seguendo queste procedure:

� Coordinamento preliminare attraverso l‘ambasciata/consolato nel paese di provenienza (consigliato)
� Arrivo alla frontiera non coordinato. In questo caso vi � bisogno di procedure di controllo al varco di frontiera.

In generale, coloro che arrivano saranno in grado di ottenere un visto di ingresso della durata di tre mesi.

Ecco i gruppi in grado di ottenerla:

� Coniugi di residenti locali
� Lavoratori delle rappresentanze internazionali in Israele (diplomatici, staff consolare e rispettive famiglie)
� Rappresentanti di organizzazioni internazionali
� Businessman/investitori/persone con permesso di lavoro
� Pellegrini
� Reporter
� Volontari, Relatori di conferenze, consulenti ed altri

2. Rinnovo del Visto

Il visto può essere esteso inviando una richiesta ai rappresentanti del Ministero degli Interni a Beit-El, o attraverso le seguenti modalit�:

� Attraverso il Rappresentante del Registro della popolazione palestinese a Ramallah richiedendo un rinnovo del visto
� In casi eccezionali � direttamente attraverso il rappresentante del Ministero degli Interni israeliano a Beit-El.

I seguenti gruppi saranno in grado di estendere il visto per un anno (i mesi complessivi di presenza non possono superare i 27 mesi)

� Coniugi di residenti locali
� Businessman
� Investitori
� Persone con permesso di lavoro (banchieri/dottori specializzati)

Al termine dei 27 mesi, un ulteriore estensione potrebbe essere ottenuta (in questo caso si deve per forza uscire e rientrare)

Gli impiegati delle organizzazioni internazionali possono ottenere un rinnovo di sei mesi per il loro visto attraverso una di queste modalit�:

� Inviando una richiesta al Dipartimento delle Relazioni Internazionali del Coordinamento delle Attivit� Governative nei Territori
� Inviando una richiesta al Ministero degli Interni israeliano, Ufficio del Registro regionale della popolazione � per gli impiegati che abitano in Israele.

Commento:

Il timbro �Last Permit� (Ultimo permesso) � stato cancellato. Le persone che hanno questo timbro nel proprio passaporto potrebbero dover lasciare l�area (may leave the area), ed il loro rientro non sar� negato esclusivamente sulla base del timbro.

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Amnesty International

ISRAELE / TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI
Negato il diritto alla famiglia
Negato l‘accesso ai coniugi stranieri di palestinesi

Enaya Samara � una cittadina statunitense di origine palestinese ed ha 56 anni. Ha vissuto per 31 anni a Ramallah con suo marito, Adel Samara, residente nei Territori Occupati Palestinesi, e con i loro due figli. Per 30 anni � dovuta uscire dal paese ogni tre mesi per rinnovare il suo visto turistico. I ripetuti tentativi di ottenere il ricongiungimento familiare e di far valere il suo diritto a risiedere nei Territori Occupati sono tutti falliti. Il 26 Maggio 2006, dopo pi� di 120 viaggi, le � stato impedito il rientro quando ha provato a tornare a casa nei Territori Occupati. Non ha potuto vedere la sua famiglia fino al 23 Febbraio 2007, quando il Ministro degli Interni Israeliano le ha concesso un visto trimestrale. Non sa se questo le verr� poi rinnovato.

Decine di migliaia di persone con passaporto straniero, sposate con residenti nei Territori Palestinesi, occupati da Israele a partire dal 1967, non sono autorizzate dalle autorit� israeliane a vivere con i propri coniugi. Praticamente in ogni altro paese al mondo esistono procedure per permettere a coppie cos� formate di vivere insieme.

Israele controlla i confini dei Territori Occupati Palestinesi e proibisce ai coniugi stranieri di entrarvi e risiedervi. Le mogli e i mariti a cui � stato negato l‘ingresso, in realt� non cercano di entrare in Israele. Vogliono semplicemente entrare nei Territori Occupati per poter vivere con il proprio coniuge, nella Striscia di Gaza o in Cisgiordania.

Come forza di occupazione, Israele � obbligato a rispettare il diritto alla famiglia dei palestinesi (Convenzione di Ginevra -IV-, Protezione dei civili in tempo di guerra, 12 Agosto 1949). Tuttavia da decenni Israele continua a violare il diritto alla famiglia e negli ultimi 6 anni la situazione � anche peggiorata. A partire dal 2006 almeno 120.000 famiglie hanno subito questa politica. Inoltre dal 2006 le restrizioni al diritto alla famiglia sono aumentate e con esse il numero di famiglie colpite; il diritto all�ingresso nei Territori Occupati � ora negato anche ai coniugi provenienti da paesi per i quali per l‘ingresso in Israele non � richiesto un visto.

Le restrizioni imposte da Israele ai coniugi stranieri sono profondamente discriminatorie. I coloni israeliani nei Territori Occupati (la cui presenza in tali territori, a differenza di quella degli abitanti palestinesi, � in realt� illegale dal punto di vista del diritto internazionale) non sono infatti sottoposti a restrizioni da parte delle autorit� israeliane nell�ottenere per i propri coniugi l�autorizzazione all�ingresso e alla residenza nei Territori Palestinesi Occupati.

Restrizioni per i coniugi stranieri
Le restrizioni a quello che � chiamato �ricongiungimento familiare� nei Territori Occupati Palestinesi non hanno nessun fondamento legale. In passato, i coniugi stranieri che cercavano di ottenere il ricongiungimento richiedevano alle autorit� israeliane un permesso di residenza che li avrebbe autorizzati a vivere nei Territori Occupati. Erano necessari molti anni affinch� la autorit� israeliane rilasciassero tale permesso. Nel frattempo, comunque, ottenendo un visto temporaneo e rinnovandolo regolarmente (principalmente recandosi in Giordania o in un altro paese straniero ogni tre mesi, e poi richiedendo un nuovo visto temporaneo al momento del rientro in Israele), i coniugi stranieri erano autorizzati ad entrare e a risiedere nei Territori Occupati. Bench� questa trafila causasse grossi inconvenienti, i coniugi stranieri potevano almeno rimanere con le loro famiglie nei Territori Palestinesi Occupati.

Da quando nel Settembre 2000 � iniziata la Seconda Intifada questa prassi � stata interrotta. Le autorit� israeliane hanno infatti sospeso tutte le procedure di ricongiungimento familiare per i residenti nei Territori Occupati sposati con stranieri, e non hanno pi� rilasciato permessi di residenza a questi ultimi. Allo stesso tempo non sono pi� stati rinnovati i visti temporanei.

Il risultato � che alle persone in possesso di un passaporto straniero, a cui non era stato concesso il ricongiungimento familiare, che non volevano essere separati dai propri coniugi e figli palestinesi rimanevano due possibilit�: restare illegalmente nei Territori Occupati dopo la scadenza del visto per visitatori, o partire ed essere cos� separati dalle proprie famiglie.

Chi vive illegalmente nei Territori Occupati � isolato dalla famiglia, dagli amici e dagli affari che potrebbe avere all�estero.

Queste persone vivono costantemente nella paura di essere arrestate ed espulse, e non posso muoversi liberamente neanche all�interno dei Territori Occupati a causa del gran numero di checkpoints dell�esercito israeliano tra citt� e villaggi. L�instabilit� del loro stato li confina di fatto alle loro case e alle immediate vicinanze.

Quelli che hanno lasciato i Territori Occupati (ad esempio per andare a trovare un genitore malato) non sono stati autorizzati a rientrare, e sono quindi rimasti separati dalle loro famiglie e dai loro figli. A volte le autorit� israeliane autorizzano un Palestinese a lasciare i Territori Occupati, ma potrebbero negargli il diritto di tornare a risiedere nei Territori se la permanenza all�estero durasse troppo tempo.

Le restrizioni hanno avuto un impatto devastante su molte delle persone colpite, impedendo loro di condurre una normale vita familiare. Le famiglie sono state forzatamente separate. I bambini vengono separati per molto tempo da uno dei genitori e spesso anche dalla famiglia allargata, da nonni, zii, zie e cugini.

La stragrande maggioranza delle persone a cui viene impedito l‘ingresso nei Territori Occupati sono donne di nazionalit� giordana e con origini palestinesi, sposate con uomini palestinesi. Anche se le autorit� israeliane cercano di giustificare tali restrizioni sul terreno della sicurezza, Amnesty International non � a conoscenza di casi in cui una di queste donne sia stata responsabile o implicata in gravi incidenti di sicurezza.

Yahya Bassa, un commerciante di datteri di 40 anni residente nei Territori Occupati Palestinesi, � stato sposato per 6 anni con Nibin, una cittadina giordana con origini palestinesi. Hanno due figlie, Nur di 4 anni e Talin di 18 mesi, che vivono in Giordania con la loro mamma.

Yahya Bassa viaggiava tra Airariya, vicino Gerusalemme, dove ha la sua attivit� commerciale, e Amman, la capitale della Giordania, per visitare la propria famiglia e dirigere la sua attivit�. Racconta che i suoi problemi sono iniziati 4 anni fa, quando ha rifiutato l�offerta di Shin Bet, il Servizio di Sicurezza israeliano, di diventare un informatore. Per i due anni successivi non ha avuto l�autorizzazione a lasciare i Territori Occupati per recarsi in Giordania. Si � appellato alla Corte Suprema Israeliana e gli sono state concesse due visite. A quel punto il personale di sicurezza israeliano gli ha offerto la possibilit� di lasciare i Territori Occupati a patto che stese fuori per 4 anni. Lui ha rifiutato.

Yahya Bassa � stato da allora tormentato dagli ufficiali delle sicurezza israeliana. Nel 2005 � stato accusato di aver ucciso un �collaboratore�; il file contro di lui � stato cancellato. Nel 2006 � stato arrestato e sottoposto a detenzione amministrativa per sei mesi, senza capi d�accusa n� un processo. Quando � stato rilasciato, ha cercato di andare in Giordania a trovare sua moglie, ma le autorit� israeliane ancora una volta non gli hanno concesso il permesso, a meno che non fosse uscito, e poi rientrato non prima di 4 anni. Allo stesso tempo a sua moglie non � stato dato il permesso dalle autorit� israeliane di entrare nei Territori Occupati, � stata cos� negata loro la possibilit� di godere una normale vita familiare.

Yahya Bassa si � appellato alla Suprema Corte di Giustizia israeliana per ottenere l‘autorizzazione per l�ingresso della moglie nei Territori Occupati, o il permesso per s� di andare a trovarla in Giordania. Non � ancora stato ascoltato. In ogni modo, in risposta al suo appello, il Procuratore di Stato israeliano lo ha autorizzato ad incontrare sua moglie e le sue bambine sul ponte di Allenby, che attraversa il fiume Giordano, confine tra la Giordania e Israele, ma al massimo per tre ore. La sua figlia maggiore, Nur, che possiede una Carta di Identit� palestinese, ha avuto l�autorizzazione a raggiungerlo temporaneamente in Cisgiordania, ma la figlia minore Talin, che non ha la Carta di Identit�, e sua moglie, ancora non hanno il permesso di entrare nei Territori Occupati.

Molte altre persone cui � stato negato il diritto a vivere nei territori Occupati Palestinesi sono coniugi di palestinesi, provenienti da regioni dell�Europa dell�Est, per le quali le autorit� israeliane, per l�ingresso nei Territori Occupati, richiedono un visto da ottenere anticipatamente.

S., un palestinese di Ramallah, Cisgiordania, ha conosciuto sua moglie, M, bulgara, quando era in Bulgaria per studiare all�universit�. Si sono sposati in Bulgaria nel 1992 e l� � nato il loro primo figlio. Nel 1998 sono andati a Ramallah, dove � nato il secondo figlio. M � entrata in Israele e nei Territori Occupati Palestinesi con un visto turistico, ed ha subito fatto domanda per il ricongiungimento familiare. Il visto di M � scaduto dopo 6 mesi, e la coppia ha atteso a lungo il risultato della loro richieste di ricongiungimento. Nel settembre 2000 sono stati informati del fatto che la domanda era stata approvata e che M avrebbe ricevuto i suoi documenti entro la fine dell�anno.

In quel mese per� � scoppiata la Seconda Intifada e la procedure di ricongiungimento familiare sono state sospese.

M. ha raccontato ad Amnesty International:
�Vivo costantemente nella paura di essere arrestata ed espulsa, separata da mia marito e dai miei figli, cosicch� sono totalmente impossibilitata a spostarmi. Nel 2002, durante un�incursione dell�esercito israeliano, i soldati sono entrati nella nostra casa e quando hanno accertato che non avevo un visto valido, mi hanno portata fuori e mi hanno detto che sarei stata deportata; mi hanno tenuta fuori casa per due ore; � stata l�esperienza peggiore della mia vita; mi terrorizzava l‘idea di essere separata da mio marito e dai miei figli, e di non poter pi� avere il permesso di tornare a vivere con loro.

Ogni anno mio marito porta i nostri figli in Bulgaria a trovare mia madre, ma io non posso andare perch� una volta uscita non potrei pi� tornare a Ramallah. Non vedo mia madre da quando ho lasciato la Bulgaria.. Cosa possiamo fare? L‘unica possibilit� � di partire e tornare in Bulgaria con mio marito e i miei figli. Ma abbiamo lavorato duro per avere la nostra vita qui, mio marito ha un lavoro e vogliamo vivere qui. Non dovremmo essere obbligati a partire, e mio marito e miei figli non dovrebbero rischiare di perdere il diritto a tornare a vivere nel loro paese d�origine.�

Ulteriori restrizioni
Fino al 2006, per i cittadini stranieri provenienti da paesi come gli Stati Uniti e molte nazioni europee, era possibile vivere con i loro coniugi nei Territori Occupati lasciando il paese e rientrando con un visto temporaneo da visitatore. Le persone di questi paesi, a differenza di quelli provenienti da paesi dell�Europa dell�Est, non avevano bisogno di ottenere in anticipo il visto da Israele.

Ad ogni modo, da quando Hamas ha avuto la maggioranza alle elezioni palestinesi del 2006, le autorit� israeliane hanno esteso le restrizioni all�ingresso nei Territori Occupati anche a queste persone. Anche ai parenti di residenti nei Territori Occupati � stato negato l�ingresso.

Non sono solo famiglie a subire questa politica. L‘estensione delle restrizioni ha spesso impedito il rientro di persone con passaporto straniero che lavorano nel campo dell�educazione e dello sviluppo economico. Queste persone lavorano per migliorare le condizioni di vita nei Territori Occupati Palestinesi, dove la povert� � molto diffusa e i cittadini palestinesi sono stati esposti a una crescente crisi umanitaria.

A partire dal Gennaio del 2007, a seguito di proteste contro questa linea politica, l�Amministrazione Civile israeliana ha autorizzato all�incirca 200 casi di estensione del visto per brevi periodi a persone cui questo era stato prima negato. Ad ogni modo, la maggior parte delle persone a cui era stato negato il diritto di ingresso, continuano a non poter entrare nei territori Occupati.

Riad Sharma, un cittadino statunitense di 50 anni sposato con una palestinese residente a Ramallah, ha gi� dovuto affrontare il dolore di una lunga separazione dalla propria famiglia, e dovr� subire ulteriori separazioni. Soffre di diabete acuto e per curarsi deve recarsi regolarmente negli Stati Uniti. Oltretutto gestisce li un�attivit�. Nell� ultimo anno � stato fermato due volte all�arrivo all�aeroporto Ben Gurion in Israele ed � dovuto tornare negli Stati Uniti. La prima volta, il 6 gennaio 2006, gli � stato detto di non riprovare ad entrare in Israele o nei territori Occupati per almeno un altro anno. Il 20 dicembre 2006, dopo essere stato separato per quasi un anno da sua moglie e dalle sue due figlie, tutte in possesso di un documento di identit� palestinese, gli � stato nuovamente negato il diritto di accesso. Il 3 Gennaio 2007 ha provato ad entrare nei Territori Occupati Palestinesi dalla Giordania attraverso il Ponte di Allenby, e gli � stato ripetuto che non lo avrebbero fatto entrare. In questa occasione ha per� deciso di ingaggiare un avvocato (ad un costo di circa 9.400$ per la parcella dell�avvocato, le tasse del tribunale e un deposito) ed � cos� riuscito ad ottenere un permesso di ingresso per due settimane. Subito prima della scadenza di questo visto, con l�aiuto di un altro avvocato, ha ottenuto un�estensione di 10 settimane, che termineranno il 4 Aprile. In questo caso le spese legali sono state di 6.000$. La possibilit� di Riad Sharma di riunirsi alla sua famiglia � stata ottenuto a caro prezzo, un costo economico non sostenibile dalla maggior parte delle persone che come Riad aspirano a vivere nei Territori Occupati Palestinesi insieme ai loro coniugi e agli altri membri della loro famiglia.

CONCLUSIONI
La politica volta a non permettere i ricongiungimenti familiari per i coniugi stranieri non � legata al problema della sicurezza. Le autorit� israeliane non sostengono che i coniugi stranieri cui viene negato il diritto di ingresso nei Territori Occupati Palestinesi siano un rischio per la sicurezza di Israele. Le restrizioni non colpiscono singoli individui, ma vengono applicate in generale ai coniugi stranieri di palestinesi, e sono quindi discriminatorie in assoluto. In quanto tali potrebbero costituire una forma di punizione collettiva dei Palestinesi dei Territori Occupati; l�imposizione di punizioni collettive costituisce una violazione del diritto umanitario internazionale.

Da molto tempo Israele applica una politica demografica che nega e limita i diritti dei Palestinesi, sia in Israele che a Gerusalemme Est, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. La Legge sulla Cittadinanza e l‘Ingresso in Israele, del 2003, impedisce ai Palestinesi dei Territori Occupati di vivere con i loro coniugi israeliani sia in Israele che nella Gerusalemme Est occupata. Nei Territori Occupati questa politica viene applicata senza riferimento ad alcuna legge. Questo ha portato alcuni Palestinesi sposati con stranieri a decidere di lasciare i Territori Occupati per poter usufruire del diritto a vivere una normale vita familiare. Queste persone da quel momento non sono pi� considerate cittadini palestinesi dalle autorit� israeliane, che gli negano il diritto al rientro nei Territori Occupati.

RACCOMANDAZIONI
Amnesty International si appella alle autorit� israeliane affinch�:

-Ricomincino ad esaminare le domande di ricongiungimento familiare di famiglie di palestinesi residenti nei Territori Occupati e dei loro coniugi stranieri, e lo facciano rapidamente e senza discriminazioni;

-Introducano un meccanismo per esaminare tempestivamente le migliaia di richieste arretrate e per riesaminare, in accordo con il principio di non discriminazione, quelle richieste che erano state respinte prima che la politica di congelamento dei ricongiungimenti familiari venisse applicata;

-Forniscano a tutti i richiedenti, le cui domande di ricongiungimento familiare sono state respinte, dettagli circa le ragioni specifiche, su base individuale, del rifiuto stesso; ed introducano una procedura giusta e non discriminatoria attraverso la quale poter contestare i rifiuti subiti, e chiederne una revisione indipendente;

- Assicurino che alle persone in possesso di passaporto straniero che provano ad entrare nei Territori Occupati non sia negato un visto di ingresso senza che siano fornite valide motivazioni, cos� che questi possano contestare eventuali rifiuti.

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La Knesset estende per un altro anno la validit� della Legge razzista sulle procedure di ingresso.

22 Marzo 2007

B‘Tselem

La Knesset ha oggi approvato l‘estensione per altri 15 mesi della validit� della legge razzista sulla Nazionalit� e il Diritto di Ingresso in Israele, che impedisce il ricongiungimento familiare di residenti a Gerusalemme Est e cittadini israeliani sposati con Palestinesi residenti in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.

L‘estensione consegue al fatto che l‘anno scorso la Corte Suprema di Giustizia ha respinto la petizione presentata da Adalah e dall�Associazione per i Diritti Civili per invalidare la legge.

La Knesset ha inoltre esteso il campo di applicazione della legge per includere una categoria di �Nazioni pericolose� come Siria, Libano, Iran e Iraq, ai cui cittadini la stessa legge impedisce il ricongiungimento familiare.

L‘azione della Knesset verso l�estensione della validit� della legge accrescer� i gi� gravi danni alla vita familiare subiti da decine di migliaia di persone, sia cittadini israeliani che residenti in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.

Gli Israeliani che abbiano sposato dei residenti nella Str




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